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La nave Italia va….verso acque pericolose

31/12/2018
Ottimistiche le previsioni di crescita del governo

Nella conferenza stampa di fine anno, svolta giovedì 27 dicembre mentre era in corso la discussione alla Camera la legge di bilancio per il 2019, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha rilasciato le consuete considerazioni sull’anno di governo che volge al termine. Conte ha dichiarato con sicurezza che i “fondamentali dell’Italia sono apposto” e che la “la crescita del 2019 sarà robusta”. Il capo dell’esecutivo ha voluto poi rassicurare l’opinione pubblica sul fatto che tutti gli sforzi degli anni a venire si concentreranno sullo sblocco delle clausole di salvaguardia che pendono sull’Italia per il 2020 -2021 per un totale di 50 miliardi di euro.Ma cosa accadrà al belpaese nei prossimi anni? E in particolare per il 2019? I dati disponibili su crescita e occupazioni non sono, purtroppo, rassicuranti. Ma andiamo per ordine.

Sulle stime della crescita che attende l’eurozona e l’Italia nei prossimi anni, anche per gli effetti scaturiti della guerra dei dazi avviata dall’amministrazione Trump, le stime sono discordanti. Il governo ha stimato per il 2019 una crescita del Pil del 1% mentre l’Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb) ha previsto un aumento dell’0,8%. Goldman Sachs il 4 dicembre ha annunciato il taglio delle sue stime per la crescita dell’Italia allo 0,6%. Il rallentamento dell’economia italiana segue quello mondiale e la diminuzione degli scambi internazionali. Il Presidente dell’Upb Pisauro, in audizione di fronte alle commissioni congiunte di Camera e Senato, ha dichiarato che “il rapido deterioramento delle attese sulla crescita globale e sul commercio internazionale pone non trascurabili rischi al ribasso sul quadro macroeconomico dell’Italia”.
Da settembre ad oggi sono emersi nuovi segnali di rallentamento ciclico. Dalla produzione industriale in flessione, ai servizi sostanzialmente stabili, fino alle immatricolazioni delle autovetture in flessione.
Anche il mercato del lavoro, conseguentemente al ciclo produttivo, mostra segni di indebolimento. “Nel terzo trimestre 2018 – scrive l’Istat nella Nota del 18 di cembre - si osserva una lieve diminuzione dell’occupazione rispetto al secondo trimestre; gli effetti di trascinamento consentono comunque di registrare ancora una crescita a livello  tendenziale”. “Le dinamiche del mercato del lavoro – si legge ancora nel bollettino Istat - risultano allineate a quelle del Pil, anche esse contraddistinte da un lieve calo congiunturale (-0,1% dopo quattordici trimestri di espansione) e da un aumento su base annua (+0,7%) rallentato in confronto al periodo precedente”. Prosegue l’aumento del lavoro dipendente a tempo determinato (+256.000). Così come aumentano anche nel terzo trimestre i lavoratori a chiamata o intermittenti (+16.000).

L’impatto della manovra sul 2019 risentirà dell’effetto di alcuni fattori cosiddetti “incerti”. Sul lato della crescita, occorrerà verificare come e se le 2 misure principali, ossia reddito di cittadinanza e flat tax, avranno un effetto positivo. Sul lato delle finanze pubbliche dalla simulazione dell’Upb, riportata nell'audizione del 22 dicembre del Presidente dell'Upb Pisauro a commissioni congiunte il cui testo integrale è allegato al presente articolo, “emerge che nel biennio 2020 -2021 il livello del rapporto debito in rapporto al Pil salirebbe rispetto al 2019”. Dichiara ancora il Presidente dell’Upb “si ricorda che nel nuovo testo il Governo prevede maggiori entrate da dismissioni e altre entrate afferenti al Fondo di ammortamento del debito pubblico (dallo 0,3 % previsto dalla Nadef all’1%); il che implicherebbe maggiori introiti con un impatto in termini di minori emissioni di debito sul mercato e quindi anche di minore spesa per interessi”.

L’Italia quindi naviga in acque pericolose, non conosciute, e il governo ha scelto di affidarsi a misure dai risultati incerti. Il Paese avrebbe avuto bisogno di un grande piano di investimenti, come ha dimostrato un’analisi Nens di cui si è discusso nell’ultimo convegno del 4 dicembre, Gli Investimenti pubblici un volano per la crescita, in collaborazione con Inarcassa. Il modello elaborato dal Nens prevede una maggiore crescita legata alle spese per investimenti e al taglio del Cuneo fiscale, arrivando a dimezzarlo, abolendo i contributi previdenziali e sostituendoli con un prelievo sul valore aggiunto.
Come scritto nella presentazione del piano, applicando il modello Nens le stime della crescita del Pil aumenterebbero di circa un punto rispetto a quelle del governo, portando il tasso a 1,9 per cento.

La manovra del governo si basa, invece, su fragili presupposti e su imperscrutabili fattori esterni ed interni. Riportiamo qui la conclusione del discorso del Vice Direttore generale di Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, in audizione di fronte alle commissioni congiunte:
“Davanti a un’eventuale nuova recessione l’Italia si troverebbe con un disavanzo relativamente elevato, come prima della crisi, e un’incidenza del debito sul prodotto perfino superiore. I margini di manovra sarebbero, di nuovo, ristretti.
A me non tocca formulare indicazioni o previsioni esatte, che del resto sono impossibili, ma mettere in luce i rischi. Credo che vi sia consenso sull’idea che il rischio dell’avvio di un circolo vizioso tra disavanzo, tassi, fiducia e crescita deve essere evitato. Tenuto anche conto delle attuali condizioni finanziarie internazionali, episodi di improvvisa volatilità, per improbabili che possano apparire al momento, non possono essere esclusi. Invece, un controllo credibile della dinamica del disavanzo e del debito trova alimento in se stesso, ampliando in ultima analisi le risorse a disposizione della collettività”.
(Testimonianza del Vice Direttore generale di Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini in Audizione di fronte alle Commissioni Bilancio e Programmazione di Camera e Senato il 9 novembre 2018, allega pdf)
Con queste parole auguriamo all’Italia, alle famiglie, alle imprese e ai lavoratori di non incappare in acque piene di iceberg che potrebbero affondarla in tempi rapidi.

 

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